Il romanzo Ulysses fu pubblicato il giorno del compleanno di James Joyce, il 2 febbraio 1922 (era nato nel 1882 a Dublino) e celebrava il giorno 16 giugno, data del primo appuntamento con l’amata Nora Barnacle.

ULYSSES, Shakespeare & Company, Parigi, 1922

CHAPTER I
Stately, plump Buck Mulligan came from the stairhead, bearing a bowl of lather on which a mirror and a razor lay crossed. A yellow dressinggown, ungirdled, was sustained gently behind him on the mild morning air. He held the bowl aloft and intoned:
—Introibo ad altare Dei.
Halted, he peered down the dark winding stairs and called out coarsely:
—Come up, Kinch! Come up, you fearful jesuit!
Solemnly he came forward and mounted the round gunrest. He faced about and blessed gravely thrice the tower, the surrounding land and the awaking mountains. Then, catching sight of Stephen Dedalus, he bent towards him and made rapid crosses in the air, gurgling in his throat and shaking his head. Stephen Dedalus, displeased and sleepy, leaned his arms on the top of the staircase and looked coldly at the shaking gurgling face that blessed him…

Da Ulisse di James Joyce, Mondadori, Milano, 1987 – Traduzione di Giulio de Angelis

CAPITOLO I

Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli era sorretta delicatamente sul dietro dalla mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò:
-Introibo ad altare dei.
Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:
-Vieni su, Kinch. Vieni su, pauroso gesuita.
Maestosamente avanzò e ascese la rotonda piazzuola di tiro. Fece dietrofront e con gravità benedisse tre volte la torre, la campagna circostante e i monti che si destavano.
Poi, avvedutosi di Stephen Dedalus, si chinò verso di lui e tracciò rapide croci nell’aria, gorgogliando di gola e tentennando il capo. Stephen Dedalus, contrariato e sonnolento, appoggiò i gomiti sul sommo della scala e guardò con freddezza la tentennante gorgogliante faccia che lo benediceva…

Da Ulisse di James Joyce, Newton Compton Editore, Roma, 2012 – Traduzione di Enrico Terrinoni
CAPITOLO I

Statuario, il pingue Buck Mulligan spuntò in cima alle scale, con in mano una ciotola di schiuma su cui giacevano in croce uno specchio e un rasoio. La vestaglia gialla, slacciata, era lievemente sostenuta alle sue spalle dall’aria delicata del mattino. Alzò la ciotola al cielo e intonò:
-Introibo ad altare dei.
Immobile scrutava dall’alto la buia scala a chiocciola, e sgraziato strillò:
-Vieni su, Kinch. Vieni su, spaurito gesuita.
Solenne avanzava montando sulla tonda piazzola di tiro. Con un dietrofront, benedisse severo tre volte la torre, la terra circostante e le montagne appena sveglie. Poi, accorgendosi di Stephen Dedalus, a lui si chinò e prese a disegnare veloci croci nell’aria, gorgogliando di gola e scuotendo il capo. Stephen Dedalus, contrariato e in preda al sonno, poggiò le braccia sulla sommità delle scale, e gelido squadrò quella faccia gorgogliante che scuotendosi lo benediceva…

2 Commenti a “ULISSE di James Joyce”

  • Il ragazzo di padre Tobia scrive:

    Quale è la traduzione migliore? Questo si chiedono angosciati i lettori italiani di Joyce, ‘spaesati’ dalla ‘nuova’ versione edita dalla Newton Compton…
    Temerariamente (ecco le ragioni dello pseudonimo) esprimo un’opinione su qualche termine unicamente fondata sulle poche righe più sopra riportate (la temerarietà, si sa, è spesso figlia dell’ignoranza…).
    Ad esempio a me piace la traduzione di ‘bowl’ con ‘bacile’ sia perché evocativa di quei recipienti che si usavano un tempo per lavarsi le mani (e farsi la barba), presumibilmente in uso anche all’epoca in cui Joyce scrisse il romanzo, che ci riporta, appunto, indietro nel tempo, sia perché mi sembra più appropriata che non ‘ciotola’ (recipiente di dimensioni più piccole che normalmente associamo a contenuti commestibili). Inoltre il recipiente a cui fa riferimento Joyce deve essere di diametro non certo modesto se riesce a contenere al suo interno uno specchio e un rasoio disposti in croce sul fondo. (In una ciotola o tazza, di diametro più ristretto, questi oggetti non potrebbero stare disposti orizzontalmente, ma sarebbero messi verticalmente, come gli spazzolini da denti nei recipienti dei nostri bagni destinati a contenerli). D’altra parte ‘bowl of lather’ potrebbe rimandare al recipiente, certo più piccolo del ‘bacile’, destinato a contenere la schiuma per radersi la barba e il pennello (di cui non si fa menzione) con cui cospargersene il viso prima della rasatura. Ma qui non si capisce se la schiuma è quella da barba ‘prima’ della rasatura, o il suo residuo, con i resti della barba, ‘dopo’ la rasatura, oppure se si tratta di altro tipo di schiuma, ad esempio il residuo di acqua saponata dopo che ci si è lavati mani e faccia. Azzardo così una ‘terza via’: ‘bacinella’… può essere di varie dimensioni e materiali ed è solo un po’ meno evocativo di ‘bacile’ circa i recipienti da toletta di un tempo. Il che mi suggerisce un’ultima riflessione: una buona e pertinente traduzione non può prescindere dall’approfondita conoscenza di usi, costumi e oggetti in auge al tempo in cui l’opera da tradurre è stata scritta.
    (26.II.2012, Il ragazzo di padre Tobia )

  • Il ragazzo di padre Tobia scrive:

    A mente più fresca rifletto sul fatto che c’è ancora un’altra possibilità: Specchio e rasoio sono ‘su una ciotola’, e non ‘in una ciotola’, quindi potrebbero effettivamente essere appoggiati in forma di croce sull’orlo superiore della tazza o ciotola, benché di piccolo diametro (e allora sarebbe qui più precisa la traduzione Newton Compton). Inoltre il solenne gesto che Mulligan fa con tale recipiente, rimanda chiaramente all’analogo gesto che compiono i preti cattolici durante la Messa, e sembra più compatibile con un recipiente di piccolo diamentro che non con un ‘bacile’. Tale ultimo termine, tuttavia, indicando un “largo recipiente di forma circolare destinato a contenere acqua o altri liquidi, per usi domestici o ‘liturgici’”(ecco il punto), sarebbe comunque più idoneo ad evocare o sottolineare questa dimensione cultuale cattolica secondo i presumibili intendimenti dell’autore nell’opera originale.
    E allora sarebbe qui più efficace la traduzione Mondadori.
    (26.II.2012, Il ragazzo di padre Tobia)

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